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Viaggio, arte e nomadismo culturale: intervista a Davide Grazioli

Giulia Cavallaro avatar Mercoledì 2 Aprile 2008, 00:06 in Esperienze di viaggio, Interviste, Mondo di Giulia Cavallaro
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Davide Grazioli è un artista nomade, che vaga da una cultura all’altra così come da una tecnica all’altra vaga la sua arte. Dopo un’esperienza in India col suo maestro Aldo Mondino, l’Asia diventa per lui un laboratorio culturale, tramite cui studiare espressivamente il transitare delle culture. Il viaggio è un momento di relazione con esperienze trascendenti, una meditazione che manifesta costantemente una poetica orientale.

GC. Il viaggio: la tua arte sembra sempre una costante peregrinazione di temi, concetti e culture.
Come vedi il viaggio? Che relazione sussiste tra arte e viaggio?
DG. Nel mio caso arte e viaggio sono indissolubili. L'andare, il movimento e la sua ripetitività sono portatori di incredibili effetti. Se li associo alla circolarità mi vengono in mente situazioni molto diverse: camminare intorno ad una pagoda mentre si prega, i dervisci Sufi che girano o il movimento più imploso degli ebrei, sino a giungere al ripetitivo camminare di un pellegrinaggio. Il viaggio, perfino il mio, non è altro che un modo per svuotarsi e sintonizzarsi. Sono modi per trasferire il movimento interiore all’esterno, e creare un momento di stasi nell’interno di se stessi. Diciamo che è un esercizio di svuotamento atto a poter vedere di nuovo.
Occhi e mente si abituano al contesto in cui si vive creando distorsioni su tutto ciò che è "altro". Restando in movimento ci si obbliga invece a mantenere la percezione molto attiva. Quindi mi tengo in movimento e questo genera, esperienze e soprattutto incontri. I miei lavori nascono come conseguenza di questo. Diciamo che il viaggio è la mia difesa da quella miopia che cala sugli occhi quando si guarda qualcosa sempre dalla stessa angolazione. O forse semplicemente come direbbe Terzani, «sono come l’acqua del ruscello, se mi fermo stagno!».

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GC. Unendo il concetto di viaggio a quello di un’attenta osservazione del mondo che si vuole visitare, come vede il mondo nel corso degli spostamenti un’artista come te, dotato di occhio acuto e sensibile?
DG. Vedo e ho visto con stupore fin dai primi viaggi una cosa importante: il mondo non è affatto come te lo immagini. Praticamente tutti gli stereotipi che hai dell'"altro" sono destinati a sgretolarsi al primo vero contatto. I confini tra le culture sono porosi e tutt'altro che impermeabili. Esistono moltissime comunità che incarnano aspetti di varie culture riuniti in una sola. Il mondo che continuo ad incontrare è fatto di questo: sfumature che non sarei mai stato capace di immaginare.
La prima persona che ho incontrato molti anni fa in India era un'artista musulmana, con sorpresa ho appreso che credeva nella reincarnazione, che aveva sposato un Indù e che sua figlia aveva deciso che il proprio tempio in cui pregare sarebbe stato la chiesa cristiana. Già al primo giorno ce n'era abbastanza per scardinare la metà delle cose che credevo di sapere.

GC. Il tuo lavoro è una costante messa in discussione dell'idea di confine e per questo hai spesso lavorato  a contatto con persone che in qualche modo sfatavano un luogo comune sulle identità?
DG. E' proprio così. L'arte per me è stato uno strumento per infiltrarmi e lavorare a contatto con culture che probabilmente non sarei riuscito a incontrare diversamente. In qualche modo erano tutti gruppi atipici, ho lavorato con i pittori di insegne di Chennai - che facevano per l'ultima volta un lavoro antico in una metropoli contemporanea - come atipiche erano le comunità dei ricamatori musulmani indiani o quella cinese in Vietnam con cui ho vissuto e lavorato a lungo. O ancora l'ultima esperienza con occidentali emigrati in India per motivi spirituali che mi ha permesso di creare una serie di sculture fatte di incenso che fanno parte della mia ultima installazione che parla della crisi ambientale, altra cosa che si fa beffe dei confini.

GC. grazioli3.jpg Pensi che la tua arte trasmetta un desiderio di scoperta di luoghi in modo attivo? Pensi che l’arte possa essere un modo per allontanare le paure che molto spesso portano le persone a rinchiudersi in massa in villaggi turistici?
DG. credo che l'effetto sia molto soggettivo, ma in generale l'arte può instillare un dubbio, può sfidare i luoghi comuni di come ci si aspetta l'"altrove" mostrando una minima parte delle infinite sfumature meno note. Quanto alla paura è sempre alimentata dall'ignoranza ed il muro artificiale che sigilla il villaggio turistico dalla realtà non è esattamente la sostanza di cui lo scambio o l'incontro si nutrono.  Di quella stessa artificialità sono fatte le teorie che descrivono il mondo per blocchi contrapposti. Con questo non dico che sia tutto facile, essere disponibili ad un incontro a volte può essere un esercizio impegnativo, ma i suoi frutti sono dolcissimi. Ci dimentichiamo spesso che tra i momenti più alti della civiltà umana ci sono esempi (durati 8 secoli) come Al Andaluz in cui la convivenza inter-religiosa ed il cosmopolitismo attirava gli studiosi, gli scienziati ed i poeti da Africa, Asia ed Europa. Proprio lì, tanto per fare un esempio caro agli italiani, aveva studiato e tradotto la narrativa musulmana Bruno Latini per poi trasmetterla al suo allievo Dante Alighieri.


GC. Quali sono per te le principali tipologie di turismo e in quale ti riconosci maggiormente?
DG. Mi piacciono i viaggi via terra, quelli che incorporano una qualche performance fisica. Anche il semplice coprire una grande distanza camminando è un progetto che ho in mente, a questo proposito c'è un video di Richard Long che fa davvero sognare..


GC. Qual è il luogo più bello che hai visitato? Perchè?
DG. Ho fatto un bellissimo viaggio in cui ho attraversato Vietnam Cambogia e Laos, risalendo parte del fiume Me Kong. La famosa città tempio di Angkor ancora semi-avvolta nella giungla è uno spettacolo unico.

GC. ciao.jpg Descrivici un viaggio a tua scelta, con consigli, curiosità, dettagli, descrizione delle persone e di tutto quello che secondo te serve sapere prima di partire
DG. Difficile scegliere. Forse un viaggio che feci nel1998 in Sri Lanka. Ricordo una natura poderosa, con una vegetazione incredibile ed una grandissima varietà geografica.
Avevo accettato l'invito di un conoscente Cingalese e questo mi aveva subito aperto un mondo. Poche ore dopo l'arrivo ero già stato catapultato in uno dei principali festival inter-religiosi in un posto chiamato Kattaragama. Fu un'immersione di tre giorni nei riti e nei canti ai quali venivo insistentemente invitato a partecipare all'insegna di una condivisione totale dell'intero tempo della festa. La quasi totale assenza di pause e di privacy che all'inizio mi aveva messo a dura prova, mi aveva trasformato nelle poche settimane successive in uno che veniva percepito come integrato nella famiglia. Una specie di magia. Il viaggio fu molto avventuroso e ad un certo punto mi trovai con uno amico nel mezzo della giungla con un fuoristrada ridotto a pezzi ed il dubbio che non ne saremmo mai venuti fuori.
Sri Lanka è davvero bella anche se normalmente la parte nord orientale non è visitabile a causa dei problemi di guerriglia interna. Quanto ai consigli rimando alle classiche guide di viaggio e ne aggiungo uno: attenzione alle forti correnti che anche nelle baie apparentemente più appartate possono trascinarvi via nel giro di un minuto. Se dovesse capitarvi qualcosa di simile ricordatevi di nuotare verso la spiaggia diagonalmente in modo da tagliare la corrente, altrimenti sarà molto difficile rientrare.
Da non perdere l'ascesa ad Adam's Peak e a Sigiriya.

GC.  A che progetti stai lavorando attualmente?
DG. Due cose: sto preparando una performance all'interno della rassegna Moabiter Kulturtage qui a Berlino per il 26 giugno in cui presenterò il mio primo video "Waste" e brucerò una scultura, uno dei teschi in incenso mirra e oro.
Inoltre sono stato recentemente coinvolto in un progetto che mi porta in un territorio nuovo, che è quello della moda, per la creazione di una collezione fair trade in tessuti biologici. Questa per me è un'occasione importantissima che mi permetterà di conoscere una nuova realtà, quella africana, dato che questo progetto nasce come un'idea di aiuto allo sviluppo delle comunità locali.

 

www.davidegrazioli.com

Immagini di Davide Grazioli

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