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Ecco la seconda parte dell'intervista a Pino Cacucci sul suo nuovo libro Un po' per amore e un po' per rabbia. Ma non solo: lo scrittore, autore del famoso Puerto Escondido, ci parla della sua città Bologna e delle sue prossime esperienze di viaggio.
E’ da poco uscito il tuo nuovo libro, Un po’ per amore un po’ per rabbia, che raccoglie riflessioni, storie e idee che hai costruito nel corso di numerosi viaggi, dopo un’attenta osservazione del mondo, delle sue ingiustizie. Come è nato questo libro?
- Da tempo pensavo di raccogliere in un libro la miriade di scritti sparsi, pubblicati su innumerevoli riviste e giornali, e ho deciso di farlo in questa sorta di “compleanno”, o giro di boa, cioè i vent’anni dall’uscita del mio primo libro. E in effetti in questo ci sono vent’anni di vagabondaggi, con l’aggiunta di qualche capitolo scritto appositamente, tanti incontri con persone stimabili, la cui conoscenza mi ha dato molto, in termini di esperienze. Il titolo ce l’avevo in testa da tanto, e riassume i due principali motivi per cui scrivo: l’amore per luoghi e persone, per il viaggiare, per l’ascoltare chi ha una storia da raccontare, e la rabbia per le tante cose viste e vissute che mi fanno indignare, in particolare l’ipocrisia imperante, la disinformazione, la doppia morale di quanti usano il potere per il proprio tornaconto.
Emerge dal libro una profonda relazione tra il viaggiare e la coscienza sociale che lo spostarsi permette di consolidare. Il viaggio risulta estremamente intriso di voglia di riscatto sociale. Il tutto è racchiuso da una profonda passione per il mondo stesso, da un amore per il diverso e per il viaggio stesso. Cosa pensi di questo rapporto tra viaggio e mutamento sociale?
- Le diversità sono il sale della vita, si viaggia proprio per confrontarsi e arricchirsi emozionalmente dalle diversità altrui, se si percorrono migliaia di chilometri per poi pretendere di ritrovare le stesse abitudini, restando cioè impermeabili a qualsiasi cambiamento, allora tanto vale stare a casa e magari viaggiare leggendo libri, che sono ottimi mezzi di trasporto per andare altrove stando fermi.
Come vedi Bologna, i suoi cambiamenti e il suo contesto sociale?
Bologna per me è ormai da anni un comodo rifugio, dove ho una casa adatta alle mie esigenze e mi ci rintano per scrivere. La città, in effetti, non mi offre più alcuno stimolo, è come sedata, assopita, sempre più superficiale, o sarò io che non ci trovo più niente di interessante. Il suo contesto sociale è deprimente: trent’anni fa Bologna era non solo vivace e creativa, ma d’esempio per la civiltà dei modi e per le soluzioni ai problemi sociali. Da tempo è imbarbarita, incivile, basta attraversarla in bicicletta per rendersi conto di ciò: il traffico è sempre una prova del livello di civiltà di una città, e in questo Bologna è una vergogna europea, con livelli di inquinamento spaventosi. Ancora mi chiedo come diamine abbia fatto a ridursi così. Poi, io riesco comunque a starci bene, sia perché ho qui tanti cari amici, sia perché evado spesso andando a pedalare sui colli intorno. E il centro storico, resta uno dei luoghi più belli d’Italia. Peccato sia conservato bene in quanto a muri, ma devastato dal traffico e dalla mancanza di vere zone pedonalizzate, tutto ciò che nel frattempo le altre città europee hanno fatto.
Qual è stato il tuo ultimo viaggio? Quale sarà il prossimo?
In febbraio ho percorso la penisola della Baja California, la più lunga al mondo, lingua di deserto messicano che si protende nel Pacifico, e dove migliaia di balene grigie in quel periodo dell’anno arrivano dal Mare di Bering per amoreggiare e, le femmine rimaste incinte l’anno scorso, dare alla luce i piccoli, che poi pesano mezza tonnellata alla nascita, piccoli si fa per dire… È stata unìeperienza coinvolgente ed emotivamente forte, perché le balene non si limitano a “lasciarsi guardare” ma interagiscono, sono curiose di noi e si avvicinano per conoscerci e fare amicizia, ti fanno persino scherzi come gettarti palate d’acqua sulla barca o spostarla prendendola sul dorso. E tutto con incredibile delicatezza, quindici metri di mammifero – più evoluto dell’uomo – che si muove con una grazia straordinaria. Un viaggio memorabile. E ora ci sto scrivendo un libro.
Il prossimo, ancora Messico: in novembre vado a Guadalajara, per la Fiera Internazionale del Libro, la più importante delle Americhe, e quest’anno l’Italia è il paese invitato d’onore. Ma nel mezzo, c’è l’isola d’Elba, il mio “buen retiro” di ogni estate: parto sempre con la macchina stracolma, soprattutto mountain bike, kayak, e computer portatile per non perdere il vizio neppure in agosto.
Grande Cacucci. ho letto alcuni suoi libri (in ogni caso nessun rimorso, oltretorrente, polvere del messico)
Spero di incontrarlo all'elba: avrei tante cose da chiedergli davanti ad un paio di birre...
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alle 14:26
giulia
si è meraviglioso...io vorrei viaggiare con lui in america latina!!!