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Scrittori in viaggio: intervista a Pino Cacucci

Giulia Cavallaro avatar Lunedì 7 Luglio 2008, 21:36 in Esperienze di viaggio, Interviste di Giulia Cavallaro

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Abbiamo parlato del nuovo libro di Pino Cacucci Un po' per amore e un po' per rabbia. Profondo viaggiatore, amante e conoscitore dell'America latina, Cacucci trasmette nei suoi libri intensità e voglia di partire. Lo abbiamo intervistato sulla sua concezione di viaggio e sulla sua ultima pubblicazione.

Parliamo di viaggi e di modi di viaggiare. Come si viaggia secondo te nell’epoca contemporanea? Che tipi di viaggiatori ci sono? Come è il turismo contemporaneo?


- Oggi ci si sposta molto e si viaggia poco, se per viaggio intendiamo andare altrove per conoscere genti e luoghi diversi, fare esperienze con i pori aperti dalla curiosità, non semplicemente “andare in vacanza”. Il turismo ha tanti aspetti, alcuni estremamente negativi, come la cementificazione di luoghi dai fragili equilibri ecologici per accogliere masse di “settimana-tutto-compreso”, e questo è un tipo di turismo che inquina sia materialmente che moralmente, che finisce per stravolgere il tessuto sociale di una terra trasformandone gli abitanti in “servizi”. Certo, occorre tenere conto che costituisce una fonte di reddito per molte persone, ma è difficile mantenere un equilibrio tra il rispetto della dignità di chi ospita e l’apporto economico di chi arriva. Per non parlare poi del fenomeno del “turismo sessuale”, che devasta interi paesi poveri portando il peggio della nostra società alienata. Però c’è anche un turismo cosiddetto “responsabile”, cioè quelle persone rispettose degli altri – che lo sono anche a casa propria, nel proprio quartiere e condominio – che non invadono, ma si avvicinano e scambiano comunicazione e informazione, e in molti casi questo tipo di turismo serve anche ad aprire squarci in realtà oppressive, a limitare gli abusi di potentati locali, dunque, ben venga questo genere di turismo.

 

Che viaggiatore è Pino Caucci? Come viaggia e come gli piace vivere realtà diverse?


- Non so se definirmi un viaggiatore, so che avverto il bisogno di spostarmi e non resisto per troppo tempo fermo nello stesso posto, ma non intendo neppure il viaggio come sorta di moto perpetuo: c’è chi mette le “bandierine” sul mappamondo dicendo “quest’anno ho fatto la Thailandia, l’anno prossimo farò la Patagonia…” e a suo modo è una nevrosi anche questa. Viaggio fermandomi a lungo, per conoscere, per ascoltare gli altri, per entrare lentamente sotto la superficie dei luoghi… Agli inizi degli anni 80 ammetto che le mie erano più fughe che viaggi: fuggivo da un’Italia che non sopportavo, poi, maturando e imparando strada facendo, oggi apprezzo la lentezza e non più la fuga. Ma rispetto chi fugge, quando tutto diventa insopportabile. E’ pur sempre un modo per liberarsi dall’asfissiante realtà quotidiana e scoprire che altrove c’è il resto del mondo, che grazie alle sue diversità ci insegna a vivere attraverso l’esperienza. L’America Latina è per me, come per molti, una fonte inesauribile di passioni, e se qui le passioni si assopiscono, se vengono “sedate”, allora ben venga un viaggio per riappassionarsi, ma senza illudersi di trovare terre promesse, che non esistono. Chi ha ancora la sana capacità di  sognare, può aiutarci a ricominciare a farlo, a ricordarci quanto sia avvilente l’esistenza senza utopie, senza l’istinto di reagire alla realtà opprimente che spesso viviamo.

 

Qual è il viaggio più bello, intenso e che vale la pena di essere raccontato?

- Tutti i viaggi sono per me “belli”, nel senso che mi arricchiscono l’anima e la memoria, anche quando sono travagliati o difficoltosi. Del resto, ho raccontato tanto dei miei viaggi, li ho messi a frutto per scrivere tante cose, che dovrei dire: tutto è valso la pena di farlo e raccontarlo. Forse ricordo in modo particolare la prima partenza per il Messico, nell’82, e ripenso a quello sguardo della prima volta, a quei pori aperti in maniera candida e forse ingenua, pronto a recepire qualsiasi evento, dettaglio… Con il tempo, si perde quella freschezza, si maturano esperienze, utilissime per continuare a viaggiare, ma non si riprova più l’emozione iniziale.

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16 Lug 2008
alle 19:19

DAVIDE DESSI

www.igmhdessi.com

Gentilissimi,

Siamo lieti di prezentare la nostra azienda prima di offrire il nostri servizi.

Cordiali saluti,

Igmhdessi s.r.l. 

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