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Abbiamo parlato del libro dei Wu Ming "Grand River - Un viaggio" tra le letture consigliate per l'estate 2008. Ogni membro del collettivo bolognese viaggia a suo modo, ma nel complesso i Wu Ming intrecciano abilmente la loro letteratura al tema del viaggio. Così il viaggio diventa uno snodo da un libro all'altro...
Che significato di viaggio emerge dal vostro libro “Grand River – un viaggio”? Molto spesso alla base dei vostri libri ci sono dei viaggi, degli spostamenti in diversi luoghi. Che rapporto c’è tra il viaggio e la vostra scelta letteraria di scrittura collettiva?
Siamo un collettivo, e ciascuno di noi ha una sua personalissima idea di viaggio, un suo modo di desiderare il viaggio, di esaudire quel desiderio, di comportarsi durante il viaggio, di ricordare il viaggio. Di solito giriamo molto per lavoro, in Italia e nel mondo, per presentazioni, conferenze etc. Proprio perché siamo un gruppo, possiamo sparpagliarci, e a volte Wu Ming si trova in diversi posti simultaneamente. Nel marzo scorso, mentre Wu Ming 1 teneva un ciclo di conferenze in Canada e negli USA, Wu Ming 2 ne teneva una a Siviglia. A ottobre Wu Ming 4 andrà a fare un workshop a Damasco, città che ha un ruolo centrale nel suo romanzo Stella del mattino, e il suo reportage starà a quest'ultimo come Grand River sta a Manituana. Ecco, la chiave è il rapporto libro-viaggio: usare un viaggio come snodo da un libro all'altro, usare un libro come snodo da un viaggio all'altro. Wu Ming 5 scrive Free Karma Food , che in parte si svolge in India, e subito dopo parte per l'India. Due anni dopo, il suo viaggio in India ha un ruolo, una particolare risonanza, nelle pagine di Grand River, che racconta uno spostamento nell'opposta direzione, racconta l'Ovest. Nel 2001 Wu Ming 4 va in Messico, partecipa alla "Marcia della dignità" degli zapatisti e regala una copia di Q in spagnolo al subcomandante Marcos. Anni dopo, Wu Ming 1 scrive un testo per un libro inglese su Thomas Muntzer, e parte proprio da quella copia di Q che varca l'Atlantico e arriva in quelle mani. Con un effetto "cumulativo", ogni viaggio e ogni libro andranno a formare un unico corpus.
Che cosa pensate del turismo contemporaneo? Che turisti siete?
Difficilissimo rispondere. Nessuno di noi si è mai considerato un turista, e quel che alcuni fanno per "vacanza" (cioè, a stare al significato del termine, per assenza, per svuotamento: non sono al lavoro, l'ufficio è vuoto, ci sentiamo più avanti) noi spesso lo facciamo a fini precisi, come missione, spedizione, quindi è una presenza al lavoro che non si interrompe, ha a che fare col pieno, non con il vuoto. Non c'è soluzione di continuità tra viaggiare e raccontare. Il nostro ufficio è la scatola cranica che portiamo a spasso. In questo siamo dei privilegiati, e degli schiavi.
Come viaggiano i Wu Ming tutti insieme? Raccontateci un viaggio collettivo…
L'unica volta che abbiamo viaggiato proprio tutti insieme: il G8 di Genova, luglio 2001. Una discesa nell'Ade, e ben poco "turistica". Speriamo che la prossima occasione sia meno frastornante...
Quali sono le vostre mete preferite e perché?
Non c'è una meta preferita collettiva, ciascuno di noi ha luoghi in cui torna volentieri, o in cui vorrebbe tornare alla prima occasione utile. C'è stato un momento in cui Wu Ming 4 sognava di trasferirsi in Messico. Wu Ming 1 ha la saudade del Brasile, e ultimamente gli è piaciuta molto Stoccolma. Wu Ming 5 guarda sempre a Oriente. Wu Ming 2 è un camminatore di montagna, punta verso ermi colli e boschi verdi di linfe.
Torniamo al libro “Gran driver”: da dove nasce l’idea del volume? Avete percorso realmente l’itinerario riprodotto nel testo? Che esperienza è stata?
L'idea era di dare un seguito "sghembo" e contemporaneo a Manituana. Nell'epilogo di quel romanzo, i Mohawk (nazione indiana della colonia di New York) fuggono in Canada, per scampare allo sterminio, alla collera dei rivoluzionari americani. E' una circostanza vera. Volevamo fare un salto oltre il ciglio dell'epilogo, visitare i luoghi di quella nuova vita. L'itinerario descritto nel libro è quello vero, solo che il viaggio lo abbiamo fatto in due, mentre l'io narrante è uno solo. Il testo è la fusione di due diversi taccuini di viaggio, sintesi delle esperienze di due viaggiatori. L'esperienza è stata decisiva, per certi versi fatidica. Dopo quel viaggio, qualcosa è cambiato nel modo in cui funziona il collettivo. E' una cosa che ancora non riusciamo ad articolare, ma presto ne daremo conto ai nostri lettori.
perchè di me non si parla mai?
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alle 07:43
Enigmista
Indovina.