Ha inaugurato ieri la mostra di Marco Bolognesi Dark Star presso Solares Fondazione delle Arti dove si presenta il nuovo progetto dell'artista.
La mostra rappresenta un'ottima occasione per trascorrere un bel weekend nella provincia emiliana.
Francesca De Mis di Photofinsh ha intervistato Bolognesi, dove si approfondisce la sua formazione e la sua passione per la fotogafia.
Artista multimediale, la cui arte spazia dal disegno alla pittura, dal cinema alla fotografia e al video, Marco Bolognesi raccoglie a Parma le varie sfaccettature del suo lavoro. DARK STAR, chiaro omaggio all’omonimo film di John Carpenter , il suo primo feature film, è un progetto composito e inedito sul tema della creazione e della mutazione, formato dall’installazione Genesis, curata da Elena Forin, la presentazione del cortometraggio di fantascienza Black Hole e del libro monografico che porta lo stesso titolo, DARK STAR, edito da Silvana Editoriale e Bomar Edition. A presentare il progetto, il 7 febbraio, in occasione dell’inaugurazione, erano presenti anche lo scrittore Carlo Lucarelli e il critico Lorenzo Canova.
Nella Galleria delle Colonne della Fondazione, l’artista espone, per la prima volta,
Genesis, una grande installazione fotografica con 18 lightboxes disposti alle pareti e, al centro della sala, una scultura, una sorta di
totem/colonna, suddivisa in sezioni, al cui interno fluttuano
volti e corpi tridimensionali, esempi di una nuova razza, frutto di mutazioni cyborg. Genesis rappresenta una spettacolare evoluzione del recente percorso creativo di Bolognesi attorno al
concetto di organismi geneticamente modificati e di identità fissa o fluida, è la fusione e la rielaborazione di progetti quali
Cybor Faces, Geiko, Babylon Federation, C.O.D.E.X. e infine Woodland, che in particolare lo ha visto impegnato dal 2002 al 2006. Bolognesi trae ispirazione da fonti diverse e contrastanti: è affascinato dall’
arte tribale ma anche da quella
classica e dall’
avanguardia, dalla
cultura fetish, dall’
estetica pop, da quella
punk ma anche dal
fumetto e dalla
fantascienza.
Se l’imprevedibilità dell’evoluzione futura del genere umano è quello che principalmente interessa all’artista, uno dei tratti distintivi di questa sua personale ricerca è il ruolo da protagonista affidato alla
donna, vista come “
forza dominante della natura e del futuro” che, grazie alle sue qualità genetiche, dimostra maggiori opportunità e duttilità dell’uomo. Le storie di Marco Bolognesi sono interpretate da affascinanti
ibridi femminili,
surreali e meravigliosi. Le sue sono bellezze artificiali e sofisticate dai volti “
classici”, rivisti dal mondo elettronico contemporaneo, a volte senza parole e magari senza sguardo, alcune con tratti da geisha, belle e docili ma con qualcosa d’imprevedibile. Sono nuove Barbarelle, donne blu, nude, armate del proprio corpo più che delle loro pistole, delle vere super-eroine o nuove guerriere che insinuano, a chi le guarda, dubbi sull’idea stessa di bellezza, potere, sottomissione, paura e, soprattutto, identità. E le radici di tutto ciò sono da ritrovare, appunto, nel cinema, nel fumetto e naturalmente nella fantascienza. I maestri di Bolognesi sono scrittori come
Philp K. Dick, Ray Bradbury, James G. Ballard, William Gibson, fumettisti come Dave Mc Kean e Bill Sienkiewicz o registi come David Cronenberg, Peter Greenaway, Dario Argento.
Questi aspetti sono ancora più evidenti nel cortometraggio di fantascienza
Black Hole che sarà proiettato al
Cinema Edison, accanto alla Fondazione Solares. Il tema è quello degli
hybrids e dei cyborgs, in cui la visione fantastica di un mondo abitato da creature futuristiche diventa reale, tangibile e assume forma narrativa. E’ un percorso visionario, unito ad atmosfere gotiche, ai confini della realtà dove l’uomo si fonde con l’intelligenza artificiale per formare una nuova razza. Questi concetti, che Marco Bolognesi aveva espresso con la fotografia, trovano qui un più completo compimento. Black Hole è girato in alta definizione nello studio dell’artista, che si trova all’interno dei prestigiosi
3 Mills Studios di Londra, studi cinematografici e televisivi dove lavorano registi come
Tim Burton, Wes Anderson, Danny Boyle e lo stesso David Cronenberg.Last but not least, il volume monografico DARK STAR pone un altro accento su quest’esperienza dell’artista. Il libro raccoglie una selezione di opere di Bolognesi, accompagnate da un breve racconto inedito di fantascienza di
Simona Vinci , un’introduzione dello stilista
Kei Kagami, alcuni saggi scritti da giornalisti, scrittori e critici, tra cui
Nicoletta Vallorani ,
Sue Hubbard ,
Alberto Abruzzese e
Lorenzo Canova e una lunga intervista con
Elena Forin .
La mostra rimarrà aperta fino al 15 aprile 2009.